PREFAZIONE
all’opera
“Mallona”
۞
di M. Kahir
Come indizio di una
catastrofe d’inconcepibile dimensione, nel nostro sistema solare orbitano i
frammenti di un pianeta, una volta esistente, come morte formazioni cosmiche. Là
dove oggi traccia la sua orbita la moltitudine dei cosiddetti asteroidi, in
tempi preistorici si deve essere svolta una tragedia sulla quale sembrava steso
per sempre il velo di un mistero irrisolto. Solo attraverso conclusioni logiche
l’astronomia teorica ha potuto stabilire l’accaduto su un mondo, le cui
imponenti tracce, venivano solamente dal buio, fino a quando la fotografia
stellare ha portato alla luce sempre più testimonianze di quel fatto. Se si
sfoglia una qualunque opera astronomica, allora si possono leggere
nell’essenziale le seguenti dichiarazioni:
“Asteroidi, chiamati anche
planetoidi, sono un gruppo di piccolissimi pianeti che si distinguono per la
straordinaria piccola massa e diametro. Anche se la loro rotazione intorno al
nostro Sole è per lo più molto irregolare, essi sono contrassegnati come
pianeti. Le loro orbite sono, per la maggior parte, nello spazio che intercorre
tra l’orbita di Marte e quella di Giove. Oggi si conoscono quasi duemila di
tali asteroidi, il cui numero e designazione sono resi evidenti soprattutto
dall’istituto tedesco Kepler di Berlino.
Già per tempo si
presumevano rapporti di numeri tra le distanze dal Sole dei pianeti, perciò
anche l’astronomo del 17° secolo, Johannes
Kepler, giunse alla scoperta delle sue tre leggi planetarie.
Nell’anno 1766 il professor Johann Daniel Titius
di Wittenberg stabilì una serie di numeri, per il cui riconoscimento si adoperò
particolarmente l’astronomo tedesco Johann Elert Bode.
Quest’ordinamento dei pianeti, conosciuto come “linea-Titius-Bode”,
pretendeva l’esistenza di un pianeta tra le orbite di Marte e Giove, cosa che,
tuttavia, rimase introvabile nel cielo stellato.
Solo nel 1801 un monaco
dell’ordine dei teatini, Giuseppe Piazzi,
l’astronomo italiano di Ponte in Valtellina, alla direzione dell’Osservatorio
astronomico di Palermo, giunse a scoprire, anche se non un grande pianeta,
tuttavia un piccolo corpo celeste simile a un pianeta, nel tratto di cielo in
questione (“Ceres” con 768 km di diametro). Nel
corso di altri sei anni furono trovati ancora tre ulteriori piccoli pianeti (“Pallas”, “Juno” e “Vesta” con diametri tra
200 – 500 km). È per la piccola grandezza dei molti planetoidi, allora
ancora sconosciuti, che il successivo nano pianeta (“Astrea”)
poté essere scoperto solo nell’anno 1845. E solo dall’introduzione della
fotografia del cielo, dal buio del firmamento, sorsero quegli sciami di
asteroidi (stelline di pianeti), il cui
ritrovamento totale può essere valutato oggi, quasi come concluso.
All’infuori dei quattro
asteroidi prima trovati, relativamente grandi, degli altri si tratta perlopiù
di corpi celesti di dimensione piccolissima, il cui diametro si aggira poco più
dei 10 km. La loro orbita è quanto mai irregolare. Così, per esempio, “Eros” si
può avvicinare alla nostra Terra fino a 600.000 km (meno della doppia distanza
della Luna), mentre “Hidalgo” a volte fugge
fuori molto oltre l’orbita di Giove. Anche gli angoli d’inclinazione degli
asteroidi verso l’ellittica sono, per la maggior parte, notevolmente più grandi
di quelli degli altri grandi pianeti. L’intera massa di tutti questi mondi in
miniatura è calcolata ad appena un millesimo della massa terrestre. –
(Questa piccola massa può ben valere oggi, ma così non deve
essere stato assolutamente in origine. Il maggior numero di quei frammenti,
infatti, potrebbe essere stato da lungo tempo catturato dal Sole, oppure dagli
altri pianeti. Probabilmente le due piccole lune di Marte (Deimos e Phobos),
come anche i piccoli satelliti considerevolmente miseri tra le lune di Giove,
Saturno e Urano, sono tali frammenti cosmici, capitati nel campo d’attrazione
di quei pianeti).
Sull’origine degli
asteroidi – se risultati da masse catturate di ex comete e meteore, oppure da
una nebulosa una volta orbitante intorno al Sole, oppure da frammenti di un
pianeta in passato esploso – si dividono le opinioni della scienza. A
quest’ultima teoria la moderna astronomia concede oggi la maggior probabilità,
ma quell’avvenimento lontano nello spazio e nel tempo, naturalmente si oppone
ad ogni argomentazione materiale.
Per questo è degno di nota
il fatto che si sia ottenuto da altre fonti, diverse da quelle della sola
osservazione naturale, notizie su quella catastrofe nel regno dei pianeti,
altrimenti sottratta ad ogni ricostruzione. Dapprima questo tema è emerso
ripetutamente nella letteratura del mistico austriaco Jakob Lorber il
quale, circa a metà del secolo scorso, per mezzo dell’ispirazione spirituale,
ha ricevuto, tra l’altro, anche dettati su innumerevoli misteri della
Creazione. Nella sua opera in dieci volumi “Il Grande Evangelo di Giovanni” si
trovano parecchi accenni ad un esistente grande pianeta del nostro sistema
solare che, per l’attività di un’umanità altamente sviluppata nella tecnica, ma
diventata fondamentalmente maligna, cadde nella totale distruzione. D’interesse
scientifico sono i paralleli tra le dichiarazioni di Lorber sullo stato
naturale di quel pianeta, e le constatazioni dell’astronomia sugli attuali
asteroidi. Così Lorber, scrisse, tra l’altro:
[G.E.G. vol. 8
cap. 75]: «[6) “All’inizio del sesto
periodo terrestre il pianeta più tardi distrutto, … ] … [7) …circondato dai suoi quattro satelliti,
orbitava fra Marte e Giove (!). Nella grandezza somigliava a quest’ultimo, ma
possedeva un’atmosfera più alta, così come una più forte inclinazione dei poli,
e quindi un’orbita più inclinata intorno al Sole. (!) 8) … poi però seguì la menzionata distruzione,…]
- [9) … e questa disintegrazione divise
l’intero pianeta in molti pezzi più grandi e più piccoli. Solo i quattro
satelliti rimasero interi (gli attuali quattro asteroidi più grandi, vedi
sopra!). Ma poiché gli stessi avevano
perduto il loro corpo centrale, capitarono nel disordine e si allontanarono
sempre di più l’uno dall’altro, ricevendo, con l’esplosione del pianeta, una
spinta molto rilevante. 10) Le parti
principali del pianeta si dispersero nel vasto spazio tra l’orbita di Marte e
Giove. (!) Un gran numero di
frammenti minori si allontanò ancora oltre. Alcuni caddero su Giove, altri su
Marte, alcuni perfino sulla Terra, su Venere, Mercurio e sul Sole.] – [12)
… Sui frammenti non regna più nessuna
vita organica, eccetto quella dell’erosione e lento dissolvimento”.»
Quando Lorber mise giù per
iscritto queste comunicazioni ricevute mediante la Parola interiore intorno al 1850,
all’infuori dei quattro “grandi” piccoli pianeti scoperti nel 1801 – 1807 e del
molto più piccolo planetoide trovato nel 1845, non era ancora nota una specie
di traccia di quella sovrabbondanza di frammenti cosmici, cosa che più tardi
stupì tanto il mondo della disciplina astronomica. È la stessa immagine
riguardante il pianeta Nettuno, che appare descritta nell’Opera di Lorber “Il Sole naturale” (comunicata in maniera
dimostrabile nell’anno 1842) in modo esauriente secondo la grandezza, natura,
lontananza, periodo di orbita ecc., e che pur tuttavia fu scoperto per la prima
volta solo nel 1846, quindi quattro anni più tardi, dall’astronomo Galle a
Berlino, che ai dubbiosi, sulla possibilità della contemplazione interiore,
questi fatti, autenticati storicamente, dovrebbero dare certamente un po’ da
pensare.
Quello che attraverso
Lorber è stato dichiarato dell’umanità presente sul pianeta esploso e sul
motivo della sua distruzione, il lettore interessato lo può apprendere dal volume
“Il Cosmo nella contemplazione spirituale”. (Vol. 2/3 della serie “L’immagine del mondo
dello Spirito” – Lorber-Verlag, Bietigheim-Württ.)
Leopold Engel, vivente in
Berlino – uno spirito molto affine a Lorber – ricevette un completamento di
queste descrizioni planetarie intorno all’ultimo passaggio da un secolo
all’altro. Il suo libro “Mallona”
sorse per simile via e, nonostante ciò, ancora una volta di genere diverso.
Egli si servì, in questo, di una medium chiaroveggente che, in misura
potenziata, possedeva quella rara facoltà che la parapsicologia ha conosciuto
come la cosiddetta “contemplazione psicometrica”. L’introduzione precedente
fornisce i convenienti chiarimenti sul come del sorgere di questo suo libro.
Engel riassunse in un tutto compatto, la lunga serie di visioni che,
svolgendosi davanti all’occhio spirituale della veggente come un film da lei
vissuto, a volte, erano descritte in maniera estatica. E così l’opera “Mallona”
fornì uno sguardo retrospettivo finora più completo su un avvenimento lontano
nello spazio, avvenimento che si è svolto come una catastrofe mondiale in un
tempo passato: la distruzione di un pianeta per mano della stessa razza umana,
alla quale esso doveva servire come sede fino al proprio perfezionamento
spirituale! Tanto a Lorber come anche ad Engel fu rivelato, con questo, anche
un mistico segreto della Creazione: che la destinazione di tale ex pianeta
fosse, d’allora in poi, passato alla nostra Terra, come scuola di una nuova
razza umana, cui è stata data qui nuovamente l’occasione di raggiungere la
meta, sulla cui via naufragò un giorno l’umanità di Mallona!
L’esposizione riguardante
il pianeta esploso, parla ancora oggi un linguaggio impressionante nel
firmamento visibile, e si deve solo volerlo comprendere. Non è, infatti, un
grande ammonimento per gli abitanti della Terra, questo campo di rovine
nell’assai prossima vicinanza cosmica? Perciò tali spiegazioni spirituali
dovrebbero toccarci particolarmente, e smuovere l’umanità tutta a imparare a
rispettare l’immutabile ordine della natura, per non dover subire la stessa
sciagura dei cittadini del mondo di Mallona, la cui sete di potere e avidità di
possesso divennero per loro la rovina, insieme alla loro casa cosmica. Il libro
“Mallona” è un grande e, forse, ultimo grido d’allarme nella nostra svolta
storica. Sulla Terra, infatti, è oggi venuto il tempo di cui ha profetizzato un
giorno Gesù Cristo, secondo il “Grande Evangelo” di Lorber:
[G.E.G. vol. 8 cap. 75]: «6) “Anche i successivi discendenti della vostra
Terra scopriranno di nuovo questo terribile esplosivo, insieme con una quantità
di altri strumenti di distruzione. Con questo causeranno molte devastazioni
sulla Terra. Che però non arriveranno a troppo grandi profondità della stessa,
per questo sarà provveduto da Dio. 7) …
per questo motivo sulla vostra Terra non avverrà una tale totale distruzione,
ma accadranno certamente grandi devastazioni locali. Oltre a ciò gli uomini
saranno colti da grande angoscia, terrore e tribolazione, e molti moriranno di
paura e timorose aspettative di cose che verranno sulla Terra…”.»
Queste parole significano
di certo – contrariamente agli annunci di certi falsi profeti d’oggi – nessuna
totale distruzione della Terra, e tuttavia la più audace fantasia non può
immaginare quali effetti siano in grado di scatenare sull’umanità, catastrofi
di dimensioni “solo” continentali. Si tratta, però, di prepararsi interiormente
a queste cose che devono venire. Tutte le autentiche profezie, infatti,
dall’antichità fino ad oggi – nate dalla contemplazione puramente spirituale –
descrivono concordi lo sviluppo della cultura umana fino ad una grande svolta
dei tempi, la quale deciderà sulla sopravvivenza dell’umanità. Oltre a ciò, è
rivelata inconfondibilmente la diabolicità della nostra era tecnica, il cui
abuso delle forze atomiche spinge già tangibilmente alla realizzazione di quei
panorami. Quello che dall’antichità fino al tempo presente è stato profetizzato
da profeti e veggenti, è stato riassunto nel libro di M. Kahir “Vicino all’anno
duemila” (Presente e futuro nella visione profetica) e commentato
convenientemente secondo il tempo. (Turm-Verlag,
Bietigheim-Würrt.)
Ci sarà ora qualche lettore
che su queste cose singolari scuoterà la testa e vorrà dimostrare, con cento
obiezioni di natura astronomica, fisica, archeologica e forse anche teologica,
l’inattendibilità delle relazioni di Mallona, anzi generalmente di tutte le
cose ultra-sensoriali. Ognuno dovrà prendere la posizione che la propria
facoltà di riconoscimento gli offre. I maestri spirituali non vogliono trarre
un nuovo dogma dalle tradizioni e dalla rivelazione, ma coniugare i risultati
della ricerca scientifica e degli insegnamenti religiosi con antichissime
tradizioni, di cui danno una così viva testimonianza le Rivelazioni scritte da
Böhme, Swedenborg e Lorber, come anche la letteratura di Leopold Engel.
Nonostante i giganteschi
telescopi, nonostante l’analisi spettrale e le fotografie del cielo con ausili
della materia, non è ancora mai esistito uno sguardo nella Verità
dell’Universo. E non esisterà neanche, poiché il sostanziale del Macrocosmo
giace, come riproduzione dell’Infinità, nell’interiore del Microcosmo, nello
spirito dell’uomo! Tutto il transitorio è solo un’immagine! E così il dramma
percettibile della fine di un pianeta è certamente non solo una realtà, ma
un’immagine dell’eterna Verità operante là dietro. Anche l’uomo della nostra
Terra oggi, nel segno dell’atomo, sta di nuovo ad un punto di svolta, che non
soltanto per lui, ma anche per la sua residenza, la nostra madre Terra, può
diventare destino trasformante e determinante. Guardiamo veramente con occhi
aperti all’insistente segno del cielo nel nostro regno planetario, alla
moltitudine degli asteroidi come monumento della fugacità cosmica – un’opera
non benedetta della mano dell’uomo! Questo non deve forse significare
un’ammonizione e un avvertimento per l’agire dei nostri responsabili
contemporanei?
Seri e solenni, i pianeti
girano intorno alle loro orbite e formano un’armonia di sfere, e solo l’uomo,
nella sua libera volontà, può disturbare col disaccordo, la più grande
Meraviglia della Creazione. La Volontà di Dio è però l’Ordine, e il Suo Amore
congiunge di nuovo insieme, ciò che Lucifero frantuma nell’uomo e attraverso
l’uomo.
M. Kahir
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